Conviene di più il tasso fisso o variabile ad aprile 2024?
I primi ribassi attesi dalla Bce in aprile dovrebbero portare a un taglio dei tassi di 25 punti base. Un secondo taglio è previsto per l’estate e un terzo a ottobre, di 50 punti. Di questo passo, a fine 2024 si potrebbe avere un meno 2%, con una riduzione della rata fino a 100 euro al mese.
Adesso che il taglio dei tassi di interesse è più di un’ipotesi che potrebbe prendere forma già dal prossimo giugno, la scelta tra tasso fisso e tasso variabile non è più scontata come è accaduto nell’ultimo anno.
Se infatti le previsioni sul fisso sono di sostanziale stabilità, visto che la sua discesa è già iniziata e ha già riportato i valori su livelli convenienti tra il 2,7% e il 2,9%, più bassi di oltre un punto percentuale rispetto al tasso variabile, il tasso variabile è solo in lieve calo ma continua a segnare intorno al 2% in più rispetto al fisso.
Basti confrontare i valori delle migliori offerte di mutuo prima casa tra le banche partner di Segugio.it, per rendersi conto del gap ancora importante tra i due principali tassi di interesse.
Un mutuo di € 100.000 che finanzia un immobile di € 200.000 a 30 anni ha in questo momento come miglior tasso fisso tra le offerte dei partner di Segugio.it il 2,65% di Intesa Sanpaolo, e una rata di € 403 al mese (dati del 5 aprile 2024).
Con gli stessi parametri, il miglior mutuo a tasso variabile di Banca Sella ha un Tan del 4,70% e una rata di € 519, oltre 100 euro in più del fisso. La differenza si assottiglia accorciando la durata, facendosi meno sensibile per periodi di 20 anni e ancora più di 10 o 15 anni.
A questo punto la scelta tra tasso fisso e tasso variabile potrebbe sembrare scontata, ma come vedremo non lo è affatto.
Il ruolo dei tassi nella scelta del mutuo
La decisione di accendere un mutuo ha come primo importante spartiacque proprio la tipologia del tasso. Un tasso fisso vuol dire pagare la stessa rata per buona parte della vita, senza sorprese, ma anche perdendo la possibilità di usufruire di un’eventuale riduzione dei tassi di interesse, che vuol dire recuperare cifre importanti a fine ammortamento.
Un tasso variabile, che si aggancia all’andamento dell’Euribor, riflette invece le oscillazioni del mercato e per questo, può variare in maniera importante lungo il corso del mutuo. Come è accaduto nell’ultimo anno, quando è schizzato dal 2% a quasi il 5%, con un aumento in media del 36% rispetto ai minimi raggiunti nel 2022 e fino al 49% per i mutui più giovani (dati CRIF).
Tuttavia questo andamento discontinuo non dovrebbe far temere se si è in grado di affrontare i picchi senza gravi conseguenze, perché la convenienza del tasso va vista solo sul lungo periodo, quindi su tutta la durata del mutuo.
Di quanto si abbasseranno i tassi
I primi ribassi attesi dalla Bce nel mese di aprile dovrebbero portare a un taglio iniziale dei tassi di 25 punti base. Un secondo taglio potrebbe essere deciso nell’estate, a giugno o luglio, con analogo ribasso, mentre la svolta potrebbe aversi a ottobre con un taglio che gli esperti stimano dello 0,5%: di questo passo, a fine 2024 si potrebbe avere un meno 2%, che vorrebbe dire una riduzione della rata intorno ai 100 euro al mese, pari a meno 1200 euro l’anno.
Solo per portare un esempio, il tasso variabile che attualmente è sotto il 5%, già a fine 2024 secondo le previsioni potrebbe perdere oltre un punto percentuale ed arrivare al 3,5%, per continuare a riservare ulteriori sorprese nei prossimi anni, quando con molta probabilità tornerà ad avere valori inferiori al tasso fisso.
Spread e durata: i dati da tenere d’occhio
C’è ancora una considerazione da fare sulla migliore scelta del tasso di interesse, e questa riguarda due fattori fondamentali da tenere in considerazione quando si apre un mutuo.
Il primo si chiama spread, termine anglosassone che indica la commissione trattenuta dalla banca sul costo del mutuo per il servizio prestato al cliente. Uno spread alto inciderà in maniera importante su un mutuo a tasso variabile soggetto a cambiamenti nel tempo, uno spread conveniente condizionerà positivamente il costo della rata per tutto il periodo del mutuo. In generale, sono da considerarsi un affare spread che rimangono abbondantemente sotto l’1%.
Anche la durata può essere determinante per la scelta del tasso. Un mutuo di 30 anni a tasso fisso può rivelarsi vincolante nel momento in cui i tassi dovessero abbassarsi di tanto, perché non si potrebbe godere dei benefici che derivano dalla riduzione dei valori. A questo proposito, le banche hanno pensato prodotti che consentono un ampio margine di flessibilità, con l’opzione di cambio tasso dopo un primo periodo di tempo.
Viceversa, un mutuo di durata più breve potrebbe indurre a congelare il tasso che con molta probabilità non subirebbe grandi stravolgimenti lungo la durata dell’investimento.
Le offerte di mutuo a tasso fisso oggi:
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