Mutui, il 39% degli italiani ha scelto il tasso fisso
Durata, importo medio, tasso di interesse: sono i parametri valutati nell’ultima analisi effettuata dal Gruppo Tecnocasa sui mutui ipotecari e riferita al secondo semestre 2014.
Dall’indagine di Tecnocasa emerge l’aumento della percentuale delle operazioni di sostituzione e di surroga dei finanziamenti, che passa dall’1,7% del 2013 al 3,8%, mentre sono calate dello 0,4% quelle finalizzate alla richiesta di liquidità (attualmente 1,6% rispetto al 2%).
Tra le motivazioni che spingono i risparmiatori ad accendere un mutuo, vince quella di acquisto della prima casa che rappresenta l’80% del totale delle richieste: il dato è in peggioramento sul secondo semestre 2013, quando raccoglieva l’84,7% delle richieste. In calo anche la domanda di mutuo per comperare una seconda casa, che passa dal 2,5% all’1,8%.
Il campione preso in esame ha rilevato come l’importo medio dei prestiti erogati sul territorio nazionale sia stato pari a poco più di 109 mila euro. Si sono registrate piccole variazioni dell’ammontare tra il Nord (Nord-Est 113 mila euro, Nord-Ovest 110 mila euro) e il Centro (113,9 mila euro), dove si eroga mediamente più che a livello nazionale: più basso invece l’importo al Sud (103 mila euro) e nelle Isole (quasi 99 mila euro).
Suddividendo il campione per fasce di somme erogate, si nota che il 41,2% dei mutui ha un importo compreso tra 50 e 100 mila euro, il 39,7% si colloca tra i 100 e i 150 mila euro e poco più del 16% dei mutuatari richiede un finanziamento superiore a 150 mila euro.
Analizzando la durata media, il dato a livello nazionale si ferma a 24,5 anni: oltre il 70% dei mutui ha una durata compresa tra i 21 e i 30 anni, mentre poco meno di un terzo lo si colloca nel range tra i 10 e i 20 anni.
I finanziamenti inferiori ai 10 anni rappresentano solamente lo 0,2% del totale a causa dei costi elevati della rata mensile, così come poco diffusi sono quelli superiori ai 30 anni: quest’ultimi, pur essendo maggiormente accessibili ai bilanci familiari per le rate più economiche, vengono giudicati eccessivamente rischiosi da parte degli intermediari.
Quasi il 42% dei mutuatari ha optato per il tasso variabile puro, approfittando del minimo storico dell’Euribor e della conseguente convenienza della rata: il rischio, però, è che la quota mensile futura possa aumentare. Il 39,1% ha scelto il tasso fisso, sostenendo un costo superiore rispetto al precedente indice ma con la certezza di una rata costante fino alla scadenza del mutuo. Le differenze del campione rispetto al 2013 sono evidenti: i dati del II semestre 2014 dicono che il tasso variabile con CAP, in cui l’indice non può superare un tetto massimo, è calato all’1,5% (era il 14,3%) e il tasso fisso è salito dell’11,6% (39,1% contro il precedente 27,5).
Infine, l’età media dei richiedenti. Nel secondo semestre 2014 è stata di 38,6 anni. Mettendo in relazione le fasce d’età del mutuatario con le macroaree geografiche, si scopre come nel Centro Italia si ha la maggiore concentrazione della fascia 35-44 anni, con il 39,6%, seguito dagli under 35 con il 34,3%. Al Sud queste due classi hanno sostanzialmente lo stesso peso, vale a dire il 37%, mentre nel Nord prevalgono nella stipula di un mutuo gli under 35 (oltre il 42% nel Nord-Ovest e il 40% nel Nord-Est). Nelle isole, aumenta la percentuale delle fasce più mature: quella compresa tra i 45 e i 54 anni incide per il 20,3%, i 55-64enni per il 9,1% e gli over 65 sono il 3%, contro l’1,2% del dato nazionale.
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