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La crisi immobiliare in Cina e le possibili ricadute in Italia

L'eccessivo ricorso al debito presenta ora il conto. Nonostante l'attesa di una crescita economica intorno al 5%, la Cina si trova a fare i conti con una crisi dell'immobiliare che non può lasciare indifferenti dato che si tratta della seconda economia del mondo.

Pubblicato il 16/08/2022
città cinesi
Mercato immobiliare cinese

La Cina sta attraversando una crisi immobiliare di dimensioni epocali e, dato che stiamo parlando della seconda economia del globo, la cosa non può lasciarci indifferenti. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo e quali sono le possibili implicazioni per il nostro Paese.

Ragioni congiunturali e limiti strutturali

Quest’anno l’economia cinese è attesa a una crescita intorno al 5%. Alle nostre latitudini sarebbe un bel balzo in avanti, ma Pechino è abituata a ben altri ritmi e il rallentamento della crescita dovuto alla congiuntura globale sta portando alla luce una serie di limiti strutturali. Tra questi c’è la fragilità del settore immobiliare, che nel recente passato è cresciuto con un forte ricorso al debito e si è trovato spiazzato di fronte al rallentamento della crescita. In particolare, oltre 300 progetti immobiliari in corso di realizzazione nel colosso asiatico si trovano a fare i conti una crisi di liquidità dovuta ai mancati pagamenti delle quote di avanzamento lavori da parte degli acquirenti.

A cascata questo sta provocando un ammanco nei conti delle banche, fin qui stimato in circa 300 miliardi di dollari. Secondo gli analisti, la "rivolta dei mutui", dovuta anche alle malversazioni di alcuni top manager di Evergande (la più grande società del settore) indica il raggiungimento di un punto di minimo nella fiducia dei consumatori, già fiaccata dalle rigide politiche anti-Covid imposte dalle autorità pur in presenza di pochi contagi.

In questo scenario, i prezzi delle abitazioni nelle 70 più grandi città cinesi sono risultati in calo costante da aprile a giugno e anche i primi dati di luglio non indicano un’inversione di rotta.

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Il battito di farfalla

Spesso si usa la metafora del battito di farfalla, che può provocare un uragano dall’altra parte del mondo, per indicare come l’economia globalizzata sia interconnessa. Qualche segnale è già evidente in altri Paesi asiatici, a cominciare dalla Corea del Sud, che oggi paga il boom dei prezzi nell’ultimo biennio (+20%) e il rialzo dei tassi da parte della banca centrale (per contrastare l’inflazione), tanto da aver chiuso il primo semestre con vendite immobiliari in calo di due cifre percentuali.

La situazione è difficile in Est Europa, soprattutto in Ungheria e Repubblica Ceca, oltre che in Polonia, dove il governo nazionale ha da poco allentato le regole sulle esecuzioni immobiliari per i mutuatari in difficoltà.

Le ricadute per l’Italia

Finora questa situazione ha avuto ricadute marginali nell’Europa occidentale, fiaccata piuttosto dal rallentamento della crescita economica dovuta all’inflazione elevata e alla guerra in Ucraina.

Dopo un 2021 brillante, chiuso con 748.523 compravendite residenziali, vale a dire il 30% in più rispetto all’anno precedente, il secondo trimestre di quest’anno ha registrato un calo nell’ordine del 5,6%, tutto sommato contenuto. Per altro, attualmente la domanda abitativa è ai massimi storici, guidata sia dalla domanda di abitazioni più confortevoli, nelle quali ricavare una stanza per l’home-working, sia dai risparmi accumulati durante la fase più dura della pandemia. Questo a fronte di prezzi che, complice il rialzo dei prezzi relativi ai beni di consumo, hanno ripreso a crescere. E si sa che l’inflazione è da sempre uno dei principali motori di crescita del mercato immobiliare.

Sullo sviluppo futuro del settore molto peserà la dinamica dei mutui, che negli ultimi quattro mesi hanno visto crescere i tassi, anche se restano ampiamente al di sotto delle medie storiche. A questo proposito va segnalato un fatto nuovo. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Mutui di MutuiOnline.it, a luglio gli indici Eurirs (riferimento per la costruzione dei mutui a tasso fisso) hanno registrato un calo, per il timore di una recessione nell’Eurozona, che frenerebbe la Bce nella strategia di rialzo dei tassi ufficiali nonostante l’inflazione galoppante. Questa tendenza sta a dimostrare che lo scenario resta favorevole a chi si finanzia. Se nei mesi scorsi i costi erano cresciuti nell’attesa di politiche monetarie più restrittive, ora la tensione si allenta, nella consapevolezza che la stretta da parte della Bce dovrà essere limitata per non compromettere la già debole crescita economica.

Inoltre, resta molto accomodante l’approccio delle banche verso il business dei mutui, che rispetto ad altre attività continua a essere caratterizzato da tassi di insolvenza particolarmente contenuti.

A cura di: Luigi dell'Olio

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