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Cohousing: quando il condominio diventa comunità

20/02/2015

Cohousing: quando il condominio diventa comunità

Nei Paesi Scandinavi è una realtà consolidata ormai dagli Anni Sessanta. In Italia inizia solo ora a prendere piede, ma potrebbe essere una delle tendenze future dell’abitare sostenibile. Parliamo del cohousing, ossia il modello abitativo per cui i condomini che vivono nello stesso complesso decidono di condividere alcuni spazi per servizi comuni.

E’ un principio che, in uno scenario come quello contemporaneo, ben si sposa con il vivere cittadino, come del resto è già stato dimostrato in Germania, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone. Nell’ambito del cohousing, il cuore dei progetti sta nel trovare soluzioni all’avanguardia dal punto di vista architettonico e del risparmio energetico, anche grazie al contributo dei cohouser in fase di ideazione.

I futuri condomini hanno infatti la possibilità di scegliere i servizi da condividere e gli ambienti da destinare a uso comune, secondo le esigenze specifiche: orto, lavanderia, laboratori per il fai da te, ma anche stanze per gli ospiti o auto e bici in condivisione.

Un modo per risparmiare su servizi altrimenti costosi, oltre che una precisa scelta di vita. In Italia i progetti più pionieristici si concentrano a Torino.

Nel capoluogo piemontese troviamo infatti il Buena Vista Social Club di Torino dove, nell’ambito del cohousing, è possibile lo scambio di libri, oltre che l’utilizzo di lavanderia e biciclette condominiali. Sempre a Torino troviamo anche Numero Zero, dove lo spazio comune è costituito da un grande terrazzo, un giardino pensile, un laboratorio per il fai da te e anche un forno a legna per preparare insieme la pizza e il pane. Nel condominio condiviso di San Salvario uno spazio comune è stato destinato allo studio professionale di tre giovani architetti.

A Milano sarà invece lanciato nella primavera del 2016 il recupero di una cascina del ‘600 nei pressi dell’Abbazia di Chiaravalle. Il progetto prevede la realizzazione di 50 nuove unità abitative. Il terreno adiancente all’immobile verrà adibito a orti e frutteti, spazi da destinare agli ospiti, ai bambini o al bricolage, oltre che piscina e fitness room. Anche qui, l’ultima parola spetterà agli acquirenti che avranno il compito, di comune accordo, di scegliere come sviluppare i servizi comuni.

Sul lungo periodo si stima inoltre un risparmio in termini di consumi energetici: geotermia e pannelli fotovoltaici dovrebbero garantire riscaldamento e raffrescamento dello stabile praticamente a costo zero.

Anche all’estero non mancano felici esperimenti in tal senso: al Beginenhof di Berlino, è possibile frequentare le lezioni di qi-gong organizzate dalle donne single che vivono nell’edifico.

Il cohousing, al di là del risparmio economico sui servizi comuni e sugli impianti, riporta ad una visione un po’ retrò, ma sempre suggestiva, del vivere in condominio: non più un dormitorio, come spesso accade nelle grandi città, ma un luogo dove condividere esperienze all’interno di una comunità sicura e controllata.

A cura di Alessia De Falco
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