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Abitare 2.0: la rivoluzione della casa

15/07/2015

Abitare 2.0: la rivoluzione della casa

Case in evoluzione. Non è solo il mercato delle compravendite a muoversi. E’ il prodotto “abitazione” che si sta trasformando, seguendo nuove tendenze in ambito costruttivo, con una crescente attenzione all’ambiente.

Cosa significa parlare di case del Terzo Millennio? Se ne è ampiamente discusso durante il convegno “Le nuove forme dell’abitare 2.0: passato, presente e futuro della casa”, tenutosi lo scorso 28 maggio presso la sala conferenze della sede di Sigest Soluzioni Immobiliari in occasione della presentazione del volume redatto da Sigest e Polimi ed intitolato “Le nuove forme dell’abitare 2.0”.

Presenti Andrea Fontana (Università di Pavia), che ha moderato il dibattito, Vincenzo Albanese, il Prof. Oliviero Tronconi (Polimi), Claudio Feltrin (Arper) e l’architetto Benini.

I relatori si sono trovati concordi nel ritenere l’ambiente casa in assoluto divenire, in relazione ai nuovi stili di vita delle famiglie. Occorre dunque un profondo ripensamento degli spazi, in ottica di ottimizzazione e razionalizzazione. Ma anche una scelta accurata dei materiali, per soddisfare le esigenze di risparmio energetico e rispetto dell’ambiente. Tematiche che procedono di pari passo con la ripresa del mercato immobiliare attualmente in corso: spetta proprio alla filiera immobiliare saper tradurre le indicazioni in concreti sviluppi per il mercato, in modo tale da soddisfare le esigenze abitative, soprattutto di chi si rivolge al nuovo.

E’ Nomisma a dare confortanti segnali in tal senso: i “green building” stanno diventando una realtà anche in Italia, dove la domanda cresce rapidamente. Questo è quanto emerge dalla ricerca Nomisma commissionata dall’associazione Pentapolis e intitolata “Abitare Verde: tendenze in atto e futuri drivers di mercato”

Non si tratta ancora di una effettiva conversione del settore, ma di un orientamento ben preciso verso la responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile: la progettazione degli edifici è sempre più improntata ad una logica green.

Dati che trovano confronto anche nelle recenti analisi di McGraw-Hill Construction: su scala internazionale, il numero di imprese di costruzione che hanno in portafoglio oltre il 60% di progetti di trasformazione urbana sostenibile (green projects) è raddoppiata dal 2009 al 2012 (rispettivamente 13% e 28% di imprese).

Il 2015 sembra essere l’anno della svolta: si stima un ulteriore incremento delle imprese che acquisiranno progetti green (il 51% del totale). Del resto, non è solo il settore edile a focalizzarsi sempre di più sui progetti ecosostenibili e la bioedilizia.

Anche i privati rivelano una crescente attenzione per l’ambiente e per il risparmio energetico, anche se molto c’è ancora da fare. Cresme ed Enea hanno tracciato l’identikit “abitativo” delle famiglie italiane, prendendo in considerazione elementi come caldaia di ultima generazione, infissi ad alte prestazioni energetiche, isolamento muri esterni, elettrodomestici a basso consumo, riduttori flusso dell’acqua, riciclo delle acque e utilizzo di materiali non nocivi alla salute.

Solo il 3,2% del campione è in possesso di tutti i requisiti “green”, mentre il 12,1% dei nuclei si sta avvicinando agli interventi a basso impatto energetico. Dal punto di vista anagrafico, è tra le fasce più giovani della popolazione che si collocano le eco-famiglie, mentre gli over 65 sono restii all’adozione di politiche green e interventi per il risparmio energetico.

Gli istituti di credito sono sempre più sensibili alle tematiche della sostenibilità e del risparmio energetico. A questo proposito vale la pena ricordare il mutuo recentemente lanciato da Banco Popolare in collaborazione con FederLegno ed appositamente pensato per il comparto delle costruzioni in bioedilizia. Per approfondire l'argomento dei finanziamenti dedicati alle costruzioni in bioedilizia, vale la pena leggere il recente articolo pubblicato su MutuiOnline.

A cura di Alessia De Falco
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