Al via la riforma del catasto
Parte con il decreto sulle commissioni censuarie la riforma del catasto. E con questa, anche i timori degli aumenti che ne possono derivare: con le rendite adeguate al valore di mercato degli immobili, la pressione fiscale potrebbe crescere fino a dieci volte rispetto agli attuali valori.
Tutte le imposte sulla casa, a cui il cittadino è sottoposto, dipendono dalla rendita catastale della stessa: da questa si calcola la base imponibile e, dopo l’applicazione delle aliquote ed eventuali detrazioni, si arriva all’importo da versare.
Con il nuovo catasto cambia dunque il principio per il calcolo delle rendite: l’unità di misura del valore sarà il metro quadrato e non più il numero dei vani dell’immobile. Entro qualche anno, quindi, i valori catastali potrebbero aumentare dal 30% al 180%.
Un ruolo fondamentale lo avranno le 107 commissioni censuarie provinciali a cui spetterà il compito di rivedere i valori catastali: verranno suddivise in commissioni censuarie locali e commissioni censuarie centrali, con sede a Roma. Entrambe sono organizzate in tre sezioni, ognuna con una propria competenza: in materia di terreni, di fabbricati e di revisione del sistema estimativo del catasto urbano. Per le commissioni locali i membri (sei effettivi e sei supplenti) vengono scelti coinvolgendo anche le Associazioni di categoria e gli Ordini: vi faranno parte magistrati, professionisti, docenti esperti in materia di economia, statistica ed econometria.
I membri della commissione centrale sono 25. Per entrambe, i componenti rimarranno in carica cinque anni non rinnovabili; inoltre, non potranno essere scelti tra parlamentari, prefetti, incaricati esecutivi in partiti politici e rappresentati delle Forze Armate.
Attualmente il sistema per calcolare la rendita catastale prevede che l’immobile sia collocato all’interno di una categoria e classe catastale (che distingue l’immobile in base a finiture, servizi e posizione): dunque, si moltiplica la tariffa fatta in base a valutazioni dell’unità immobiliare per unità di consistenza - il cosiddetto estimo catastale - per il numero di vani.
Il nuovo valore, invece, si otterrà tramite elaborazione da parte di un algoritmo che incrocerà una serie di dati. I valori di locazione medi rilevati dai dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), moltiplicati per la superficie immobiliare e corretti da un coefficiente che tiene conto di spese di manutenzione, assicurazioni, disposizioni per adeguamenti tecnici, daranno la rendita catastale.
Oltre ai metri quadri dell’immobile, il nuovo sistema catastale terrà in considerazione anche l’impatto che l’edificio produce sul territorio e sull’ambiente.
La riforma, però, avrà bisogno di tempi lunghi, all’incirca tre anni. Si dovrà tener conto del censimento di circa 66 milioni di immobili e la ridefinizione delle zone, porzioni di territorio con caratteristiche simili, in sostituzione delle micro aree attuali.
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