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La direttiva Case Green spinge verso una riforma degli incentivi casa

A breve entrerà nel vivo la discussione per arrivare alla redazione della direttiva Case Green, dopo che la bozza presentata in primavera aveva suscitato molte riserve, soprattutto dal fronte italiano, a causa dei costi di adeguamento necessari sul fronte immobiliare.

Pubblicato il 17/08/2023
agente immobiliare propone casa con tetto verde
Direttiva Case Green

Il periodo agostano ha portato al tradizionale rallentamento delle attività da parte del legislatore comunitario, ma non ha fermato del tutto i tavoli di lavoro sulla riforma della legislazione immobiliare in chiave green. Dopo che in primavera ha preso corpo una proposta di direttiva che impone il passaggio graduale di tutti gli immobili a non meno della classe energetica “D”, sono emerse le resistenze dei Paesi più colpiti, Italia in testa. Questo da una parte ha consentito di rallentare il processo di approvazione della nuova normativa comunitaria, dall’altra ha inasprito i contrasti tra i vari Paesi. L’approdo finale oggi è difficile da stimare, ma di certo c’è che gli immobili più vecchi, con la loro forte dispersione energetica, nel medio termine dovranno essere oggetto di lavori di ristrutturazione.

Impatto già evidente sul mercato delle locazioni

A sentire gli agenti immobiliari, il mercato ha già cominciato a scontare questo processo. Non siamo ancora all’esclusione dall’interesse per l’acquisto verso immobili di bassa qualità, in particolare delle classi “F” e “G”, ma si registra un impatto importante sui prezzi. Chi compra abitazioni con non meno di 40 anni di vita, si mostra meno propenso a sostenere grandi esborsi nella consapevolezza che dovrà inevitabilmente procedere a una profonda ristrutturazione. Per altro, l’aumento dei prezzi energetici nelle ultime settimane ha riportato in primo piano il tema dei consumi, in parte passato in secondo piano nei mesi scorsi.

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Cosa prevede la proposta di direttiva

Secondo la bozza messa a punto dal Parlamento europeo, gli immobili residenziali in classe energetica F o G (costruiti per lo più entro gli anni Settanta) dovranno essere portati entro il 2030 almeno in classe E (quella tipica degli edifici costruiti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del Duemila), mentre nel 2033 occorrerà non andare oltre la D (come quelli realizzati fino a circa quindici anni fa). Non è ancora chiaro quali saranno le sanzioni, ma sta di fatto che un cambiamento così radicale sarà tutt’altro che indolore.

A questo proposito va ricordato che la classe energetica di un immobile dipende da numerosi fattori, come tipologia di infissi, impianto di riscaldamento, sistema di produzione di acqua calda e sistema di illuminazione e zona climatica in cui si trova la casa.

Verso una riforma degli incentivi

Considerato che gli interventi posti a carico dei proprietari saranno costosi, da qualche tempo si è aperto un dibattito su una riforma dei bonus casa, che tenga conto delle ristrettezze del bilancio pubblico. 

L’Ance ha messo a punto una proposta di semplificazione rispetto alle misure attuali incentrata su due sole fasce (70% di base e 100% solo per gli incapienti) con gli incentivi limitati ai lavori di riqualificazione, sia sismica che energetica, di interi edifici, per i quali andranno ripristinati cessione del credito e sconto in fattura. Il tutto affiancato dall’avvio di un fondo di garanzia per l’erogazione di mutui verdi, che andrebbe a coprire la quota di spese non agevolata. Oltre sconti anche per le unifamiliari, ma solo se destinate ad abitazione principale. Uno schema che – alla ripresa autunnale – verosimilmente costituirà una base di discussione per arrivare a una riforma organica, probabilmente già dal 2024.

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A cura di: Luigi dell'Olio

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