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Giovani e affitti: quali cambiamenti con la pandemia?

Il Covid mina le prospettive dei giovani e sta spingendo molti di loro a rinviare l'uscita dalla casa di famiglia. In un anno si è molto alzata l’età media di chi cerca casa in affitto, mentre millenials e zoomer sono incerti per le precarie condizioni di lavoro.

Pubblicato il 01/04/2021
giovani: la pandemia cambia le scelte in tema di affitti

La pandemia, portando con sé la crisi economica, ha minato le prospettive e i progetti di vita delle nuove generazioni. In altre parole, il Covid-19 sta frenando il passaggio alla fase adulta di molti giovani italiani e la loro ‘uscita’ dalla casa dei genitori è forse il tasto più dolente.

Se prima dell’emergenza sanitaria più del 30% dei giovani prendeva in considerazione la possibilità di andare a vivere per conto proprio o a convivere nel breve periodo, oggi la percentuale di under 30 alle prese con la richiesta di un affitto a medio termine è scesa di ben 30 punti. Nel dettaglio, secondo quanto emerge da un’indagine di Zappyrent, se a marzo 2020 questa fascia di età rappresentava ben l’80% del totale dei richiedenti oggi, appena 12 mesi dopo, siamo al 50%.

Generazione standby, +19,1% l’età media di chi cerca un affitto

Stando ai volumi di prenotazioni per affitto a medio termine (fino a 24 mesi) registrati sul portale della startup, tra le componenti che incidono su questo comportamento ‘conservativo’ ci sono la condizione economica e lavorativa, fattori determinanti nella percezione del rischio. L’analisi conferma quindi, anche per il settore degli affitti, gli effetti del virus su quella generazione che da quest’anno prende una nuova etichetta, “generazione standby”.

Mentre a inizio 2020 il desiderio di progettualità dei giovani registrava un trend positivo, oggi tutto rallenta e sale del 19,1% l’età media di chi cerca un affitto a medio termine per intraprendere il più importante dei progetti di vita tipici del passaggio alla fase adulta: lasciare la casa dei genitori.

Millennials e zoomer percepiscono futuro a rischio

Se è vero che oltre il 60% dei giovani italiani, millennials e generazione Z, percepisce i propri progetti di vita a rischio e crede che l’emergenza sanitaria avrà un impatto negativo sul futuro, andare a vivere da soli – secondo la ricerca - è la prima cosa a cui si rinuncia.

Anche gli affitti a medio termine, che sono - per il loro ridotto numero di vincoli - i preferiti di chi si imbarca in progetti lavorativi e personali nuovi e magari temporanei, registrano questo fenomeno: a marzo 2021 l’età media di chi ha scelto questo contratto ha per la prima volta superato i 30 anni. A livello geografico sono Torino e Roma le città più colpite, dove viene fotografata la diminuzione più significativa di affitti i cui titolari rientrano nella fascia di età 19-29.

Iniziativa a garanzia dei proprietari e degli inquilini

La pandemia ha colpito una generazione che, ha sottolineato Lino Leonardi, CEO di Zappyrent, già si trovava in notevole ritardo nel trovare un’occupazione stabile e, per questo, nel lasciare la casa di famiglia. La precaria condizione lavorativa e l’incertezza del reddito sono infatti le componenti che più influiscono sulla decisione di rimandare o abbandonare i progetti di vita, come affittare una casa per conto proprio.

Oggi è forse più facile per le nuove generazioni, considerando un orizzonte temporale più lungo, cercare di comprare una prima casa piuttosto che andare in affitto. In primo luogo, perché spesso trovano il sostegno della famiglia e poi, se scelgono di accendere un mutuo, perché possono sfruttare l’opportunità di avere un mercato del credito favorevole, con tassi che continuano a girare sui minimi.

Un’opportunità che le nuove generazioni hanno già preso in considerazione, come segnala il più recente Osservatorio Mutui di MutuiOnline.it, secondo cui nel trimestre a febbraio le richieste di finanziamento arrivate dai giovani che hanno acquistato casa hanno toccato i massimi dal 2013 quelle dei minori di 25 anni (3,5%) e dal 2017 quelle arrivate dalla fascia 26-35 anni (29,3%).

A cura di: Fernando Mancini

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