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Mutui: è il momento di tornare al tasso variabile?

La salita dell'indice Irs ha fatto crescere sensibilmente il costo dei mutui a tasso fisso, mentre quelli variabili sono sostanzialmente fermi da mesi. Una condizione che porta a riconsiderare un'opzione di rado praticata dagli italiani. Ecco opportunità e rischi.

Pubblicato il 31/05/2022
tasselli con percentuale crescente

Il tasso fisso diventa più salato e questo potrebbe spingere un numero crescente di italiani a riconsiderare il variabile, dopo che negli ultimi anni quest’ultimo ha pesato meno del 10%.

Forbice che si allarga

Partendo dai dati ufficiali, diffusi dalla Banca d’Italia e relativi a marzo, gli interessi sui mutui comprensivi di spese accessorie (Taeg) hanno toccato quota 2,01%, un livello che non si registrava dall’agosto del 2019. Secondo rilevazioni del Codacons, questo significa che una famiglia con mutuo a tasso fisso con scadenza trentennale dovrà spendere mediamente 8.812 euro in più rispetto allo stesso prestito acceso a gennaio 2022.

L’esempio non è casuale, dato che è l’Irs, benchmark di riferimento per i mutui a tasso fisso, ad aver registrato una rapida crescita negli ultimi mesi. Prendendo come riferimento i contratti a 20 anni, l’indice è balzato dallo 0,6% di inizio febbraio all’1,69% di fine aprile, mentre l’Euribor, relativo ai mutui a tasso variabile, è rimasto sostanzialmente stabile.

Le ragioni per un cambio di rotta

Dalle analisi di MutuiOnline.it emerge chiaramente che oggi è possibile spuntare un finanziamento a tasso variabile a meno dell’1%, mentre per il fisso è ormai quasi certo che si dovrà andare oltre il 2%. Il tutto nella consapevolezza che il tasso per il singolo contratto dipende da una serie di variabili come il loan to value (rapporto tra somma prestata e valore dell’immobile), durata del contratto e affidabilità del richiedente.

Sta di fatto che, dato lo scenario, è ipotizzabile un ritorno d’interesse per i mutui a tasso variabile, considerato per altro che è sempre possibile rottamare il vecchio mutuo e sottoscriverne un altro in caso di rialzo dei tassi ufficiali che renda di difficile sostenibilità il finanziamento in corso.

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Occhio ai rischi

L’altra faccia della medaglia è data dal fatto che, scegliendo il variabile, non si ha la certezza di pagare sempre la medesima rata per tutta la durata del contratto. Se si guarda alle prospettive di medio periodo, l’Euribor è atteso in crescita da -0,40% attuale a +0,9% tra dodici mesi, al +1,44% tra tre anni e al +1,7% tra cinque. Numeri, a dire il vero, che hanno oscillato sensibilmente nelle ultime settimane, alla luce delle difficoltà di immaginare l’esito del conflitto in Ucraina e l’evoluzione delle strozzature che stanno caratterizzando alcune filiere degli approvvigionamenti globali.

Questo sta portando a una riscoperta del mutuo a tasso variabile con cap, che prevede un livello massimo di rialzo, oltre il quale non si potrà andare. Anche se spesso queste soluzioni sono più costose, per cui – come sempre – vale la raccomandazione di confrontare diverse offerte presenti sul mercato per individuare quella più adatta al proprio profilo.

Surroghe più complicate

La tendenza al rialzo dei tassi impatta anche sul segmento delle surroghe, che - a parità di tasso - sono più care dello 0,30-0,40% rispetto a un mutuo finalizzato all’acquisto. La conseguenza è che diventa sempre più complicato surrogare per chi ha sottoscritto un contratto a tasso variabile e ora vorrebbe convertirsi al fisso, proprio alla luce delle incertezze che caratterizzano lo scenario macro.

Non che non sia possibile farlo, ma per chi paga intorno allo 0,5-0,7% dovrebbe accettare di farsi carico del 2,3-2,6%, andando così a incamerare da subito una serie rialzi dei tassi da parte della Bce che probabilmente richiederà diversi anni, dato che si parte da zero.

A cura di: Luigi dell'Olio

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