I mutui subprime frenano gli utili di Bank of America
Gli utili di Bank of America hanno avuto un calo del 43% nel corso del secondo trimestre. Si tratta di un dato peggiore rispetto a quello che era invece atteso dagli analisti e dovuto in particolare ai quattro miliardi di dollari di spese legali collegate alle vertenze sui mutui subprime che erano stati venduti prima dell'arrivo della crisi finanziaria.
Va ricordato che nel concomitante periodo dell'anno precedente, tali spese erano state invece limitate a 471 milioni di dollari. Già nel corso del primo trimestre Bank of America aveva del resto fatto registrare il primo passivo dopo quasi un triennio di utili ininterrotti, dovuto anche in questo caso a spese legali che ammontavano a circa sei miliardi di dollari.
Il gruppo bancario si trova ancora impantanato in un logorante negoziato con il governo federale al fine di patteggiare le irregolarità commesse sui titoli garantiti dai prestiti immobiliari, con conseguenze in grado di incidere in maniera pesante sui suoi bilanci.
I legali di Bank of America sono in effetti ancora ben lungi da una intesa con i funzionari governativi, in quanto l'amministrazione guidata da Obama non sembra minimamente intenzionata ad accontentarsi dei tredici miliardi di dollari offerti dall'istituto bancario guidato da Brian T. Moynihan. La vertenza con il governo è considerata da Bruce R. Thompson, direttore finanziario di Bank of America, una cosa da non prendere assolutamente alla leggera, in quanto la mancanza di un accordo esporrebbe l'istituto ad una denuncia. La stessa che, del resto, ha appena evitato per gli stessi motivi Citigroup, la quale ha a sua volta deciso di patteggiare per un totale di sette miliardi di dollari.
Tornando ai conti fatti registrare nel secondo trimestre, Bank of America ha fatto segnare utili per 2,29 miliardi, contro i poco più di quattro che avevano caratterizzato lo stesso periodo del 2013. Ogni azione ha quindi fatto registrare utili per diciannove centesimi contro i ventinove previsti invece dagli analisti.
Per quanto concerne i ricavi, va registrato un calo del 4.3%, mentre si segna un aumento dei ricavi FICC del 5%, a differenza di quanto accaduto a gruppi come JP Morgan, Citigroup e Goldman Sachs che hanno subito flessioni rispettivamente del 15, 12 e 8,6%. Sono invece calati i ricavi provenienti dal trading azionario, del 14%.
Ora naturalmente lo sguardo rimane puntato sul negoziato con il governo, che potrebbe chiudersi sulla base di diciassette miliardi di dollari. Molto di più di quanto offerto sinora dal gruppo di Charlotte, che però può nel frattempo consolarsi con la chiusura di un altro accordo, anche se meno rilevante, quello con Aig, che vedrà l'istituto bancario versare alla controparte 650 milioni di dollari, in qualità di corrispettivo per la chiusura di una controversia legata sempre ai prodotti finanziari legati ai mutui subprime.
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