ABI ripropone la penale per anticipata estinzione del mutuo
ABI ha presentato un dossier a Pier Carlo Padoan, Ministro dell'Economia, per chiedere la reintroduzione della penale per l'estinzione anticipata dei mutui eliminata nel 2007 dal decreto Bersani.
Il documento è arrivato peraltro a pochi giorni di distanza dall'invito rivolto da Matteo Renzi agli istituti creditizi affinché tornino ad aprire il rubinetto dei prestiti all'economia, in modo da supportare una ripresa che stenta ancora a consolidarsi. Una risposta incentrata su una lunga serie di richieste tra le quali spicca anche quella riguardante l'allentamento della pressione fiscale sul sistema creditizio che, secondo l'ABI, sarebbe arrivata oltre la soglia del 15%, considerata eccessiva rispetto alla media europea.
La risposta dei consumatori non si è fatta attendere ed è stata affidata ad una nota emanata congiuntamente da Federconsumatori e Adusbef, nella quale si ricorda come l'esecutivo guidato da Enrico Letta abbia già concesso al sistema bancario il decreto sulla deducibilità delle perdite e le garanzie sulle obbligazioni che le stesse banche non hanno esitato ad addossare allo Stato, per un valore complessivo che ammonta a 160 miliardi di euro. Alla lista andrebbero poi aggiunti il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti al fine di permettere agli istituti bancari il pagamento dei dividendi alle Fondazioni, la rivalutazione delle quote di Bankitalia, lo sconto fiscale sulle perdite e altri provvedimenti che sono considerati alla stregua di un vero regalo.
Nonostante queste misure, prosegue la nota, la politica delle banche ha continuato a lesinare aiuti a famiglie e imprese, praticato interessi altissimi per le cifre concesse, aumentato i costi dei conti correnti, già tra i più elevati al mondo e arrivati in Italia alla bella cifra di 371 euro, contro i 114 su cui si attesta la media europea. Anche i tassi di interesse praticati vengono bollati dalle associazioni come fuori mercato, ammontando ad un 4,62% che oltrepassa di molto la media europea ferma al 3,23%. Una lista di recriminazioni che si chiude con l'invito ad ABI e banche ad abbattere tassi di interesse troppo alti, erogare prestiti a costi ragionevoli e agire su costi e commissioni che gravano sui correntisti italiani in maniera molto più pesante che nel resto del continente, prima di chiedere ulteriori regali all'esecutivo.
Una risposta durissima che sembra fatta apposta per innescare una polemica rovente e in grado di accendere gli animi in una opinione pubblica molto attenta a quanto succede intorno ad un sistema creditizio visto come una delle poche isole felici di un paese in evidente affanno.
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