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I.C.I.

Acronimo di Imposta Comunale sugli Immobili, è stata un’imposta sul patrimonio immobiliare le cui aliquote erano determinate ogni anno dai Comuni.

due mani sostengono una casetta e un salvadanaio
Cos'era l'ICI?

Acronimo di Imposta Comunale sugli Immobili, l'ICI costituiva un’imposta sul patrimonio immobiliare le cui aliquote erano determinate ogni anno dai Comuni.

Entrata in vigore nel 1993 in sostituzione dell’INVIM (Imposta sull’Incremento di Valore degli Immobili), si applicava alle seguenti categorie di contribuenti:

  • proprietari di immobili, fabbricati, aree edificabili iscritti nel catasto;
  • proprietari di terreni adibiti all’esercizio di attività agricoli e assimilabili;
  • titolari di diritti reali di godimento sugli immobili (es. uso, usufrutto, abitazione, concessione, enfiteusi);
  • locatari in leasing;
  • concessionari delle aree demaniali.

L’ICI gravava su queste categorie di beni qualunque fosse la destinazione d’uso e ovunque fosse stabilita la residenza del proprietario. Il calcolo veniva effettuato in base all’anno solare, secondo una percentuale fissa stabilita dai Consigli comunali e dunque sempre differente, in genere compresa tra il 4% e il 6% del valore del fabbricato.

Il calcolo dell’imposta veniva fatto moltiplicando la rendita catastale dell’immobile (rivalutata al 5%) per un numero fisso, differente in base alla tipologia del fabbricato o del terreno posseduto: 140 per immobili di classe B e 100 per gli immobili di classe A e C.

Con la legge n. 126 del 24 luglio 2008, è stata esclusa dall'Imposta Comunale sugli Immobili l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo: la prima casa e le relative pertinenze non hanno dunque più pagato l'ICI, fatta eccezione per le ville, i castelli e le abitazioni di lusso.

Dal 2012, l’ICI è stata sostituita dall’I.M.U. (Imposta Municipale Unica).

Ultimo aggiornamento novembre 2021

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