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Amministratore 2.0: nasce il building manager

30/11/2015

Amministratore 2.0: nasce il building manager

Passare da una mera gestione degli immobili alla creazione di valore aggiunto per condomìni ed inquilini. Questo l’obiettivo della riforma del condominio, avviata nel 2013 e tuttora in corso.

Tra i principali protagonisti di questa riforma troviamo gli amministratori condominiali, figure che negli anni si apprestano ad essere radicalmente rivoluzionate. Un argomento affrontato di recente a Milano nel convegno "L'evoluzione dell'amministratore di condominio: il building manager".

Dati alla mano, si ipotizza che nei prossimi anni saranno oltre 260.000 gli amministratori non professionisti che sceglieranno di rinunciare al ruolo ricoperto. Le cause sono da ricondursi alle ingenti responsabilità e alle nuove incombenze introdotte dalla riforma.

Questo scenario apre molteplici potenzialità per i professionisti che si troveranno a gestire i condomini presenti in Italia, che ad oggi sono circa 1 milione e per i 40 mila.

Fino al 2012 (Legge n. 220/2012) l’amministratore di condominio era "colui che provvede a gestire gli interessi del condominio, a fronte di un determinato compenso; è quella figura giuridica che, per qualunque controversia, consente al condominio di agire contro terzi e ai terzi di agire contro il condominio".

Con la riforma questa figura si è evoluta nel building manager: un professionista in grado non solo di amministrare il condominio, ma anche di offrire servizi integrati agli utenti e sviluppare l’economia del condominio stesso.

All’estero esistono già società di capitali che offrono servizi integrati per i condomini: dalla contrattazione ampliata con i fornitori di servizi alla programmazione delle manutenzioni, dall’introduzione del controllo di gestione all’offerta di servizi alla persona quali ad esempio il baby sitting, consegne a domicilio, fisioterapia, servizi infermieristici.

Nel nostro Paese i primi network di specialisti del settore si stanno costituendo ora, con l’obiettivo di allinearsi alle organizzazioni che in Europa già operano in tal senso, proponendo soluzioni integrate di difficile realizzazione per i singoli amministratori.

Ad oggi le spese di gestione (in termini di ristrutturazioni, riqualificazioni e manutenzioni ordinarie) ammontano all'1% del Pil, pari a circa 15 miliardi di euro. Passare dalla tradizionale "amministrazione" degli immobili alla "gestione" degli stessi e dei servizi integrati creerebbe un valore aggiunto pari a circa 20 miliardi di euro ogni anno. Declinato sui singoli condomìni, significherebbe tagliare del 10% il bilancio ordinario e incrementare del 10% il valore dell’immobile.

E’ in questo contesto che si stanno muovendo anche le software house, proponendo app per l’ottimizzazione dei servizi in condominio. Già alcuni anni fa la bolognese Webscape Solutions Srl aveva ideato un'applicazione per dispositivi mobili, Condominio Smart, capace di raccogliere le richieste dei condomini, via sms o per email. Una volta raccolte l’amministratore può suddividerle per tipologia, occupandosene personalmente o incaricando un suo fornitore di fiducia di seguire le problematiche emerse.

Lo stato avanzamento lavori viene segnalato ai condomini attraverso un cruscotto "semaforico": giallo per le richieste in lavorazione, verde per le richieste risolta, rosso per quelle da smistare.
E’ previsto un periodo di prova gratuito, trascorso il quale viene applicato un canone mensile di utilizzo calcolato sulla base dei condomìni inseriti nel sistema.

A cura di Alessia De Falco
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