Euribor negativo, mutui più convenienti
Dopo l’Euribor ad un mese, anche quello a tre mesi ha toccato valori negativi. Gli indici di riferimento del mercato mutui sono dunque scesi uniformemente sotto zero, una conseguenza prevedibile scaturita dall’eccesso di liquidità innestato nel mercato per volontà della Bce.
Si tratta di una notizia potenzialmente molto interessante per tutti coloro i quali hanno un mutuo variabile in essere o lo devono attivare, dato che il taglio ai tassi dovrebbe incidere sulla rata mensile.
In parallelo è un riscontro molto positivo delle strategie messe in atto dalla Banca Centrale, dato che, passato solo un mese dall’avvio del piano di acquisto di Titoli di Stato previsto, per un ammontare di sessanta miliardi di euro, l’Euribor ha registrato il minimo assoluto di -0,001%.
In realtà, prima ancora della partenza del Quantitative Easing, già a gennaio il mercato finanziario aveva risposto con un Euribor a un mese del -0,004% e con una netta crescita delle erogazioni di mutui, evidenziando quindi le prime conferme dell’economia reale. Del resto il triennio precedente era stato caratterizzato da tassi ben più altri, che hanno poi giustificato il boom di surroghe registrato in questi mesi del 2015 (+40% nel primo trimestre dell’anno in corso).
Basti pensare che un mutuo acceso tra i 2011 e il 2013 è contraddistinto da spread fino al 4% sui variabili, oltre il 6% sui fissi: fisiologico quindi che le famiglie optino per la sostituzione del vecchio mutuo, dato che i risparmi complessivi ottenibili sono al momento molto significativi.
In molti ora si chiedono se anche in Italia si ripeteranno gli scenari in sviluppo in altri Stati europei, Danimarca e Spagna in primis, dove gli istituti di credito hanno restituito l’eccedenza di denaro creata dal differenziale dei tassi. Situazione curiosa che, tuttavia, difficilmente si ripeterà nel nostro Paese.
Occorre premettere che l’impatto reale sul costo dei finanziamenti è collegato anche alle clausole contrattuali che vengono stabilite dalle banche. Inoltre non bisogna dimenticare che gli istituti di credito sottraggono dallo spread il valore dell’Euribor, riducendo in questo modo il tasso annuo nominale. Questo significa, da un lato che i mutui saranno più convenienti, dall’altro - proprio in virtù dello spread applicato - che difficilmente si creerà un delta negativo e che ai mutuatari verranno restituiti interessi.
Inoltre, nel calcolo, si tiene conto dell’andamento dell’Euribor utilizzando la variazione sui mesi precedenti (da 1 a 6 seconda dei contratti): pertanto un temporaneo andamento negativo viene fisiologicamente riassorbito dal trend generale.
Recentemente il Corriere della Sera ha pubblicato un’analisi sui tassi medi dei costi per i mutui della Bce, sottolineando come nel nostro Paese il tasso medio sia più alto di 1 punto rispetto alla media europea e di 1,5 rispetto a quella tedesca.
Vero è che il panorama attuale resta comunque roseo, in virtù soprattutto della riduzione degli spread che costituiscono ad oggi una delle componenti più significative del costo di un mutuo: oggi mediamente questo parametro si attesta intorno al 2– 2,3% a seconda del merito creditizio del mutuatario.
Comprensibile dunque che la clientela tenti comunque un cambio favorevole delle condizioni del mutuo, optando, come si è detto, per le surroghe, che peraltro non prevedono costi per la sostituzione del contratto in essere.
Utilizzando il comparatore di Segugio.it per una simulazione, al 4 maggio, per un importo di 230.000 euro su un totale di 295.000 euro da rimborsare in trent'anni le migliori offerte per le surroghe, utilizzando il tasso fisso, sono Mutuo Domus Fisso di Intesa Sanpaolo (rata mensile 938,95 euro), mutuo fisso CheBanca! (rata mensile 962,26 euro) e Hello! Home Fisso di Hello Bank (rata mensile 969,69 euro).
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