⏰ In 30 secondi:
- I mutui casa trainano la ripresa: +3,53%, 538,8 miliardi;
- Il credito a famiglie e imprese cresce del 2,55% in un anno;
- Tassi BCE più bassi ampliano l'accesso ai finanziamenti.
Tra maggio 2025 e lo stesso mese di quest’anno, il credito bancario al settore privato italiano è aumentato di 33,4 miliardi di euro (+2,55%). A spingere la crescita è soprattutto il boom dei mutui residenziali, che registrano un incremento di 18,4 miliardi di euro (+3,53%) attestandosi a quota 538,8 miliardi.
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Il mercato creditizio italiano ha ritrovato vigore dopo un periodo caratterizzato dalle restrizioni monetarie. Secondo un'analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati statistici della Banca d'Italia, lo stock dei prestiti concessi a famiglie e aziende è aumentato tra maggio 2025 e maggio 2026 da 1.309,6 miliardi a 1.342,9 miliardi di euro. Si tratta di una crescita complessiva pari a 33,4 miliardi di euro, corrispondente a un incremento del 2,55%.
L'aumento totale è determinato per una quota maggioritaria dal comparto delle famiglie, che ha visto salire i finanziamenti nell’ordine di 19,5 miliardi di euro (+2,74%), passando da 710,4 miliardi a 729,9 miliardi di euro.
I prestiti destinati alle aziende sono invece passati da 599,2 miliardi a 613,1 miliardi di euro, con un aumento di 13,9 miliardi di euro (+2,32%), interrompendo così la fase di contrazione osservata negli anni precedenti.
All'interno dell'aggregato relativo alle famiglie, i mutui destinati all'acquisto della casa rappresentano il vero e proprio motore della ripresa. I dati forniti dallo studio di Unimpresa indicano che i mutui per l'acquisto di abitazioni sono aumentati da 520,5 miliardi a 538,8 miliardi di euro.
L'incremento è di 18,4 miliardi di euro, pari al 3,53%. Questa cifra costituisce circa il 94% dell'aumento totale dei finanziamenti erogati alle famiglie e oltre il 55% della crescita complessiva dell'intero credito bancario al settore privato.
Dal punto di vista tecnico, gli analisti sottolineano come la ripresa dei mutui rifletta il progressivo miglioramento delle condizioni di finanziamento conseguente alla riduzione dei tassi di interesse decisa dalla Banca Centrale Europea.
Rate mensili più sostenibili hanno infatti ampliato la platea di famiglie in grado di accedere al credito, favorendo il ritorno della domanda e un generale rilancio delle compravendite nel mercato residenziale.
Anche gli altri finanziamenti hanno mostrato un buon dinamismo. Il credito al consumo è passato da 74,7 miliardi a 80,3 miliardi di euro, mettendo a segno un incremento di 5,6 miliardi di euro (+7,48%), che rappresenta la variazione percentuale più alta tra tutte le categorie analizzate.
In controtendenza si collocano invece gli altri prestiti alle famiglie, scesi da 115,2 miliardi a 110,7 miliardi di euro, con una flessione di 4,5 miliardi di euro (-3,88%). Sul fronte del sistema produttivo, la crescita di 13,9 miliardi di euro dei prestiti aziendali segnala una riattivazione della domanda di credito destinato agli investimenti e al capitale circolante.
Il credito sta tornando a sostenere l'economia reale, secondo l’analisi del vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. “La tassa sugli extraprofitti delle banche varata dal governo Meloni, come noi avevamo previsto, non ha inciso sulla capacità delle banche di erogare liquidità alla clientela”.
Per gli autori dello studio è un segnale positivo che la crescita interessi contemporaneamente famiglie e imprese, dopo una fase nella quale il forte aumento dei tassi aveva rallentato la domanda di finanziamenti.
La ripresa dei mutui e il ritorno alla crescita del credito alle aziende indicano un graduale recupero della fiducia e della capacità di investimento. “È importante che questa dinamica prosegua e che la riduzione del costo del denaro si traduca sempre più in condizioni di accesso al credito favorevoli soprattutto per le micro, piccole e medie imprese, che rappresentano l'ossatura del sistema produttivo italiano”, aggiunge Spadafora.
Il riassestamento del costo del denaro spinge molti risparmiatori a valutare la stipula di un nuovo mutuo casa oppure la surroga del mutuo vecchio a condizioni più vantaggiose.
Per orientarsi in modo efficace tra le numerose offerte proposte dagli istituti di credito, l'utilizzo di strumenti digitali di confronto si rivela determinante. Attraverso un comparatore online come MutuiOnline.it è possibile mettere a confronto in modo rapido e gratuito i preventivi di decine di banche partner, individuando la migliore offerta di mutuo in base alle proprie esigenze.
La comparazione trasparente dei tassi fissi e variabili consente infatti di bloccare la rata più conveniente e di abbattere in modo significativo la spesa complessiva degli interessi lungo tutto il piano di ammortamento del mutuo.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Banco di Desio e della Brianza | 3,25% | € 435,21 | 3,47% |
| Crédit Agricole Italia | 3,15% | € 429,74 | 3,49% |
| Banco BPM | 3,35% | € 440,71 | 3,62% |
| BPER Banca | 3,40% | € 443,48 | 3,66% |
| Credem | 3,33% | € 439,61 | 3,72% |
| Webank | 3,68% | € 459,15 | 3,80% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,58% | € 453,52 | 3,85% |
| BNL - Gruppo BNP Paribas | 3,40% | € 443,48 | 3,86% |
| Intesa Sanpaolo | 3,74% | € 462,55 | 3,95% |
| Banca Sella | 3,75% | € 463,12 | 4,04% |
L’aumento del costo del denaro deciso da Francoforte impatta subito sulle rate dei finanziamenti a tasso variabile, mentre per i mutui fissi le condizioni restano decisamente più stabili. Ecco lo scenario che si presenta da qui in avanti per chi ha un mutuo in corso o vuole sottoscriverlo.
A settembre 2026 il mutuo seconda casa continua a essere una soluzione di interesse per gli italiani, con le richieste che nel terzo trimestre contano per il 9,9% del totale. Per ottenere le condizioni più vantaggiose è fondamentale confrontare le offerte degli istituti di credito.
A settembre 2026 chi vuole comprare la prima abitazione può contare su mutui a tasso fisso a condizioni ancora molto vantaggiose, che garantiscono una rata costante per tutta la durata del mutuo prima casa, con la sicurezza di tassi competitivi e una gestione familiare serena.
Analizzando le richieste di mutuo, emerge che oltre il 60% si concentra su importi compresi tra 100.000 e 300.000 euro, con una preferenza per abitazioni di media grandezza. La durata dei mutui rivela che la classe tra i 25 e i 30 anni rappresenta il 43,8% del totale delle richieste; oltre il 90% dei mutui prevede piani di rimborso superiori ai 15 anni, dimostrando la propensione delle famiglie a optare per rate più diluite nel tempo per gestire meglio il proprio bilancio.
La scelta del mutuo e della somma da richiedere non è un calcolo semplice, perché tiene conto di una serie di variabili che condizionano la convenienza del finanziamento. Quando è destinato all’acquisto di una prima casa, dà diritto a una serie di detrazioni Irpef.
Rivolgersi alla propria banca può essere il primo passo per sondare il costo di un mutuo, ma spesso le condizioni migliori sono offerte ai nuovi clienti, dunque l’offerta migliore si ha con molta probabilità cambiando istituto di credito.
Nel caso di mutuo prima casa è possibile usufruire di un regime di imposta sostitutiva agevolato pari allo 0,25 per cento sull’importo del mutuo, anziché pagare le ordinarie imposte di bollo, registro ed ipotecaria.
Quando si fa richiesta di un mutuo la finalità per cui si richiede il finanziamento deve essere sempre specificata, perché i mutui non sono tutti uguali e le banche riservano finanziamenti a condizioni differenti a seconda di come verrà impiegata la somma e quale garanzia si può offrire.