⏰ In 30 secondi:
- La BCE lascia i tassi invariati dopo i rialzi di giugno e settembre;
- A dicembre resta alta la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi;
- Il variabile resta più conveniente del fisso, ma il vantaggio si riduce.
Francoforte si ferma dopo i rialzi di giugno e settembre: con i mercati obbligazionari che hanno già reso il credito più caro, la BCE preferisce attendere. L’inflazione spinta dall’energia rimane alta e a dicembre, con le nuove stime, potrebbe arrivare un’altra stretta.
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Giornata di svolta a Francoforte. Poche ore prima della riunione sui tassi, Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea il 7 febbraio 2027, quasi nove mesi prima della scadenza naturale del mandato, prevista per il 31 ottobre 2027. Il successore sarà nominato dal Consiglio europeo, ma fino ad allora la linea di politica monetaria non dovrebbe subire scossoni.
Sul fronte dei tassi, dopo due strette in pochi mesi, la BCE si concede una pausa e conferma il costo del denaro ai livelli fissati a settembre, scegliendo di osservare l’evoluzione dei prezzi prima di decidere se proseguire sulla strada dei rialzi. Ma lo sguardo degli operatori è già rivolto al 17 dicembre, quando Francoforte avrà sul tavolo le nuove proiezioni macroeconomiche.
La BCE ha alzato i tassi il 10 settembre, per la seconda volta nel 2026, dopo il primo aumento dei tassi annunciato l’11 giugno. Dal 16 settembre il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%.
Una svolta arrivata dopo otto tagli consecutivi partiti nel giugno 2024, che avevano riportato il tasso sui depositi al 2%. Alla base del cambio di rotta c’è il conflitto in Medio Oriente, che ha riacceso i prezzi dell’energia e, a cascata, l’inflazione.
A settembre i prezzi nell’Eurozona sono cresciuti del 3,8% su base annua, contro il 3,3% di agosto: il livello più alto degli ultimi tre anni. A trainare è soprattutto l’energia, i cui rincari sono passati dal 14,3% al 18,9%, mentre l’inflazione di fondo è salita appena di un decimale, al 2,5%.
Diversi fattori, però, hanno consigliato la prudenza. Il primo arriva dai mercati obbligazionari: la crisi politica in Francia ha già fatto salire il costo del credito. Secondo Carsten Brzeski di ING, la corsa dei rendimenti dei Bund ha avuto sull’economia un effetto paragonabile a un rialzo dei tassi di 25 punti base, che per la Francia sale a circa 50.
In altre parole, una parte del lavoro della BCE la stanno già facendo gli investitori. Inoltre, prima della riunione di ottobre è arrivato un solo nuovo dato sull’inflazione, con informazioni aggiuntive limitate. Non sorprende quindi che gli operatori abbiano optato per una pausa.
Fermarsi non significa però archiviare la stretta. Secondo gli esperti, sarebbe infatti alta la possibilità di un rialzo a dicembre, salvo sviluppi particolarmente favorevoli sui prezzi. I contratti swap assegnano a quella riunione una probabilità di rialzo dell’84%, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75%. A pesare sono anche le aspettative delle famiglie: secondo l’ultima indagine della BCE, i consumatori prevedono un’inflazione al 3,1% nei prossimi dodici mesi, in leggero aumento dal 3,0%.
Per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non cambia nulla: la rata resta identica fino all’ultima scadenza. Chi ha un variabile, invece, può tirare un sospiro di sollievo, almeno nel breve periodo.
L’Euribor a tre mesi si muove intorno al 2,67% e ha già assorbito il rialzo di settembre, mentre la scadenza a un anno, oltre il 3,2%, sconta in parte la possibile stretta di dicembre.
Secondo l’Osservatorio Mutui di Segugio.it, a settembre il TAN medio dei mutui a tasso variabile si è attestato al 2,84%, contro il 3,53% del fisso, il valore più alto da novembre 2023. La forbice tra le due formule, pari a 69 punti base, resta favorevole al variabile, ma si è ridotta rispetto ai 77 di gennaio.
Su un mutuo ventennale da 150.000 euro, oggi la rata media del variabile è di circa 820 euro; con un rialzo di 25 punti base il TAN salirebbe al 3,09% e la rata a 839 euro, 19 euro in più al mese.
Una notizia incoraggiante arriva invece dal fronte del fisso: nelle ultime settimane l’IRS a 20 anni, indice di riferimento per i mutui a rata costante, è sceso dal 3,67% dell’8 ottobre al 3,47% del 23 ottobre. Se il calo si consolidasse, le offerte potrebbero diventare più leggere.
In questo scenario, tornano d’attualità le formule intermedie. Secondo le rilevazioni di Segugio.it, la migliore offerta di variabile con cap, che fissa un tetto massimo al tasso, parte da un TAN del 2,89% per una rata di 416 euro e un CAP tasso massimo del 4,25% (mutuo di 100.000 euro a 30 anni per valore immobile di 200.000 euro).
Chi cerca un risparmio immediato può decidere per un mutuo fisso con l'opzione di cambiare tasso in corso, un vantaggio che sempre più banche concedono. In ogni caso, con i tassi in movimento confrontare le offerte prima di decidere resta la mossa migliore prima di prendere qualsiasi decisione.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,24% |
| Credem | 3,00% | € 421,60 | 3,28% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,20% | € 432,47 | 3,37% |
| Banco di Sardegna | 3,30% | € 437,96 | 3,49% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,51% |
| BPER Banca | 3,30% | € 437,96 | 3,52% |
| Intesa Sanpaolo | 3,33% | € 439,61 | 3,53% |
| UniCredit | 3,35% | € 440,71 | 3,64% |
| Banca Sella | 3,50% | € 449,04 | 3,70% |
| Webank | 3,65% | € 457,46 | 3,77% |
I mutui casa tornano ad essere un tema delicato al centro delle scelte delle famiglie, alla luce delle ultime azioni della BCE di settembre 2026. Il fisso raccoglie il 93,8% delle richieste rilevate nel terzo trimestre: la certezza della rata resta decisiva per chi si impegna nell'acquisto di una casa.
Tra le banche che a ottobre 2026 si distinguono per le condizioni migliori tra gli istituti partner di Segugio.it, c'è BPER Banca. Nelle simulazioni del comparatore, i suoi mutui a tasso fisso compaiono tra le proposte più convenienti nelle categorie prima casa, green e surroga.
Chi chiede un mutuo di importo contenuto paga mediamente un tasso più alto di chi finanzia somme elevate. A rilevarlo è l'ultimo rapporto di Banca d'Italia sul credito, che conferma un divario evidente per i mutui sotto i 125.000 euro, sia a tasso fisso sia a tasso variabile.
A partire dal 3 agosto scorso, la carta d'identità cartacea non è più formalmente valida per chi ha intenzione di chiedere un mutuo. Le banche, infatti, hanno aggiornato le regole per verificare l'identità dei clienti, adeguandosi al Decreto-Legge 26 giugno 2026, n. 108, che ha precisato la nuova procedura da seguire. Vediamo da vicino i dettagli della norma.
Quando si fa richiesta di un mutuo la finalità per cui si richiede il finanziamento deve essere sempre specificata, perché i mutui non sono tutti uguali e le banche riservano finanziamenti a condizioni differenti a seconda di come verrà impiegata la somma e quale garanzia si può offrire.