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La BCE frena sui tagli: previsti tre rialzi dei tassi. Cosa cambia per i mutuatari?

La BCE si prepara ad alzare il costo del denaro e le conseguenze per i mutuatari non tarderanno ad arrivare. Per chi ha un mutuo a tasso variabile è arrivato il momento di valutare una surroga. Il fisso torna a essere la scelta più sicura per le famiglie.

Nicoletta Papucci
A cura di Nicoletta Papucci

Esperta di mercati e prodotti finanziari

sede della banca centrale europea
BCE: previsti possibili rialzi sui tassi

⏰ In 30 secondi:

  • La BCE prevede tre rialzi dei tassi, con il primo già ad aprile 2026;
  • Chi ha un tasso variabile rischia una rata più alta di 50-60 € al mese;
  • Surrogare al fisso ora è la mossa consigliata prima che i tassi salgano.

Fino a pochi mesi fa, il mercato dei mutui casa in Italia attraversava una fase favorevole. I tagli ai tassi decisi dalla BCE tra il 2024 e il 2025 avevano riportato il tasso variabile sotto il 3%, mentre il fisso si era stabilizzato su livelli storicamente più che accettabili.

I consumatori avevano ricominciato a muoversi, gli importi richiesti erano saliti ai massimi degli ultimi dieci anni e la fiducia sembrava tornata. Questo equilibrio è stato però poi messo sotto pressione dalle recenti tensioni in Medio Oriente.

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Inflazione: l'impatto della volatilità energetica

Il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran ha riacceso una dinamica ben nota ai banchieri centrali: l'instabilità energetica. I prezzi del petrolio Brent e del gas naturale TTF sono tornati a salire (Goldman Sachs li stima rispettivamente a 80 dollari al barile e 40 €/MWh nel quarto trimestre del 2026) e l'effetto sull'inflazione si fa sentire.

Le proiezioni indicano che l'indice dei prezzi al consumo nell'area euro potrebbe toccare un picco del 3,2% nel secondo trimestre del 2026, più di un punto percentuale sopra il target della BCE. L'inflazione cosiddetta "core", quella che esclude energia e alimentari, potrebbe salire fino al 2,5% nel terzo trimestre.

In questo contesto, la pausa nel ciclo di tagli che l'Eurotower aveva avviato a luglio 2025 rischia di trasformarsi in un'inversione di rotta.

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I mercati prevedono tre possibili rialzi dei tassi

I segnali provenienti da Francoforte non sono incoraggianti. Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della BCE, ha lasciato intendere come la banca sia pronta a prendere in considerazione una stretta monetaria già a partire dal mese di aprile.

François Villeroy de Galhau ha parlato esplicitamente di un inasprimento monetario come scenario più probabile rispetto a ulteriori tagli e la stessa Christine Lagarde ha riconosciuto che la guerra "ha reso le prospettive significativamente più incerte", aprendo alla possibilità di un orientamento più restrittivo.

I mercati hanno già recepito il messaggio: secondo gli swap legati alle date delle riunioni di politica monetaria, i trader attribuiscono una probabilità del 75% al fatto che il primo rialzo arrivi già ad aprile e stimano complessivamente circa 79 punti base di aumenti entro fine anno, che equivale a tre rialzi da 25 punti base ciascuno.

Goldman Sachs, nella sua analisi più recente, prevede che il tasso sui depositi raggiunga il 2,5% entro giugno, con un ciclo di riduzioni che potrebbe iniziare solo a partire dal 2027, man mano che l'inflazione rientrerà e l'economia accuserà il colpo.

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Cosa cambia per i mutuatari?

Per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso, lo scenario non cambia: la rata rimane invariata per tutta la durata del contratto e, in questo contesto di incertezza, il fisso si conferma una scelta lungimirante. Chi invece ha scelto il variabile, o sta valutando di farlo, deve fare i conti con uno scenario in rapida evoluzione.

I mutui a tasso variabile sono indicizzati all'Euribor, parametro strettamente legato alle decisioni della BCE. Oggi l'Euribor a tre mesi si attesta attorno al 2%, ma tre rialzi da 25 punti base ciascuno potrebbero portarlo verso il 2,75% o oltre, con un effetto diretto sulle rate mensili.

Per fare un esempio concreto: su un mutuo ventennale da 140.000 euro, un rialzo di 75 punti base si tradurrebbe in una rata mensile superiore di circa 50-60 euro rispetto a quella attuale.

Agire prima che i tassi risalgano

Il tasso fisso sui nuovi mutui ha già iniziato a muoversi verso l'alto. Negli ultimi mesi del 2025 era risalito al 3,34% in media, complice l'instabilità geopolitica che aveva spinto al rialzo gli indici IRS, parametro di riferimento per questa tipologia di finanziamento.

Con tre rialzi all'orizzonte, l'IRS a 20 anni che oggi oscilla attorno al 2,9% è destinato a salire, trascinando con sé il costo dei mutui a rata fissa.

Chi stava aspettando il momento giusto per acquistare casa o rifinanziare il proprio mutuo potrebbe trovarsi di fronte a una finestra in via di chiusura. Sottoscrivere oggi un tasso fisso ancora sotto il 3,5% significa mettere al riparo la rata da un ciclo restrittivo che, se le attese dei mercati si confermassero, porterebbe i tassi su livelli sensibilmente più alti nel giro di qualche mese.

Per i mutui a tasso variabile esistenti, vale invece la pena valutare una surroga del mutuo verso il fisso, specialmente per chi ha ancora un orizzonte temporale lungo davanti a sé.

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La crescita rallenta, il credito si stringe

Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l'area euro, con il PIL che potrebbe toccare un picco dello 0,7% rispetto alle previsioni pre-conflitto. Una crescita debole, abbinata a un costo del denaro in risalita, produce un effetto diretto sull'accesso al credito. 

Le banche diventano più selettive, i criteri di valutazione si irrigidiscono e l'importo massimo finanziabile può ridursi. Chi si trova in una fase di pianificazione dell'acquisto farebbe bene a non aspettare e a muoversi mentre le condizioni di accesso rimangono ancora favorevoli.

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Banco BPM 3,33% € 439,61 3,60%
BBVA 3,47% € 447,37 3,72%
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BPER Banca 3,60% € 454,65 3,87%
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