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BCE ferma sui tassi, ma la guerra in Medio Oriente cambia le prospettive

La BCE lascia i tassi invariati, ma la guerra in Medio Oriente si porta dietro inflazione in salita, crescita rivista al ribasso e uno scenario più incerto rispetto a pochi mesi fa. Francoforte osserva e raccoglie dati, rimandando ogni decisione alla prossima riunione.

Alessio Santarelli
A cura di Alessio Santarelli

Esperto di mercati e prodotti finanziari

christine lagarde, presidente bce
BCE: tassi invariati. Con la guerra scenario in evoluzione

⏰ In 30 secondi:

  • La BCE lascia i tassi invariati, ma lo scenario resta incerto per la guerra;
  • Inflazione rivista al 2,6% nel 2026, PIL dell'Eurozona giù allo 0,9%;
  • Per i mutui: fisso al riparo, variabile a rischio se l'inflazione sale.

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha confermato all’unanimità l’immobilità dei tassi di interesse: il tasso sui depositi rimane al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.

Una decisione ampiamente attesa che, tuttavia, arriva accompagnata da un cambio di tono significativo rispetto alla riunione di gennaio. Lo scenario economico, spiega la BCE nel suo comunicato, è diventato “significativamente più incerto” a causa del conflitto in corso in Medio Oriente.

La riunione si distingue anche per un dettaglio insolito: per la prima volta, in via del tutto straordinaria, il Consiglio direttivo ha avuto a disposizione la consulenza di un esperto militare, chiamato a valutare la durata e l’intensità dell’escalation nella regione e i suoi potenziali effetti sull’economia. Un segnale dell'attenzione con cui Francoforte sta guardando all’evoluzione del conflitto.

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Inflazione in salita, crescita rivista al ribasso

Le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE, elaborate sulla base dei dati disponibili fino all’11 marzo, raccontano di un’economia che tiene ma rallenta e di prezzi destinati a risalire.

L’inflazione complessiva è attesa in media al 2,6% nel 2026, un punto e mezzo in più rispetto alla stima di dicembre (1,9%), per poi tornare verso l’obiettivo del 2% nel 2027 e mantenersi attorno al 2,1% nel 2028. Anche l’inflazione core subisce una revisione al rialzo, seppur più contenuta: 2,3% nel 2026, 2,2% nel 2027 e 2,1% nel 2028.

Sul versante della crescita, le previsioni vengono invece corrette verso il basso: il PIL dell’Eurozona dovrebbe espandersi dello 0,9% nel 2026, contro l’1,2% stimato a dicembre, con un recupero graduale all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028.

A sostenere l’attività economica, secondo la BCE, concorreranno la solidità del mercato del lavoro, i bilanci privati in buona salute e l’aumento della spesa pubblica per difesa e infrastrutture.

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Guerra in Medio Oriente: prezzi dell'energia sotto osservazione

Secondo quanto si legge nel comunicato della BCE, il conflitto in Medio Oriente genererà “un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine” attraverso il rincaro delle materie prime energetiche.

Quanto durerà e quanto peserà sull'economia dipende però dall'evoluzione del conflitto stesso e dalla rapidità con cui l'aumento del prezzo del petrolio si trasferirà sui prezzi al consumo. Il Consiglio ha elaborato scenari alternativi: in caso di interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas, l’inflazione salirebbe ulteriormente, mentre la crescita subirebbe una compressione aggiuntiva rispetto allo scenario base.

In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha detto che i rischi per la crescita sono orientati al ribasso, quelli per i prezzi al rialzo. Tra i fattori di preoccupazione figurano la possibile trasmissione dell’aumento energetico alle aspettative di inflazione, alla crescita dei salari e ai prezzi degli altri beni.

Lagarde ha inoltre richiamato i governi alla prudenza fiscale: eventuali misure di sostegno contro l'aumento dei prezzi dell'energia dovranno essere temporanee, mirate e calibrate. E ha colto l’occasione per ribadire che la crisi in atto rende ancora più urgente accelerare la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

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Il contesto globale e le prossime mosse BCE

Francoforte non è sola ad attraversare questo momento di incertezza. In una settimana in cui si sono riunite ben diciotto Banche Centrali — dalla FED alla Bank of Japan, dalla Banca d’Inghilterra alla Banca Nazionale Svizzera — il filo comune è la stessa cautela: osservare, raccogliere dati, rimandare le decisioni più impegnative.

La FED ha mantenuto i tassi tra il 3,5% e il 3,75%, prevedendo al più un taglio nell’anno in corso e un secondo nel 2027. Il presidente Jerome Powell ha ammesso che i rincari energetici spingeranno l’inflazione verso l’alto, ma ha riconosciuto che è ancora troppo presto per valutarne la portata effettiva.

All’interno della BCE le opinioni non sono unanimi sulle prospettive. Alcuni membri del Consiglio direttivo hanno già segnalato che la probabilità di un rialzo dei tassi sta aumentando e che una risposta potrebbe arrivare prima di quanto il mercato si aspetti.

La maggioranza, tuttavia, preferisce attendere: il prossimo dato sull’inflazione, che indicherà con più precisione l’effettivo impatto del caro-petrolio, sarà determinante. Giugno rimane la finestra temporale più citata dagli analisti per un eventuale intervento, ma tutto dipenderà da come evolveranno le settimane che ci separano dalla prossima riunione.

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Cosa cambia per i mutui: stabilità vs incertezza

Per chi ha un mutuo casa in corso o sta valutando di accenderne uno, la pausa della BCE offre per ora una finestra di tranquillità. I tassi di mercato sui nuovi finanziamenti immobiliari in Italia si mantengono su livelli competitivi, ma se le tensioni geopolitiche dovessero tradursi in un’inflazione più persistente del previsto, la BCE potrebbe essere costretta ad alzare i tassi, con ricadute dirette su chi ha scelto il mutuo a tasso variabile.

Il mutuo a tasso fisso, al contrario, blinderebbe la rata a condizioni che restano storicamente vantaggiose. In un contesto così volatile, il consiglio degli esperti è quello di non improvvisare: confrontare le offerte disponibili tramite strumenti come MutuiOnline.it, valutare il proprio profilo di rischio e, se si punta all’efficienza energetica dell’immobile, considerare i mutui green, che garantiscono tassi mediamente inferiori di 30-50 punti base rispetto alla media di mercato. In alternativa, è sempre possibile valutare una surroga del mutuo.

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